Wally

C’è una grande acacia nella scarpata sotto la nostra casa, uno dei pochi alberi che sono riusciti a crescere su queste aride colline. Ha affondato le sue radici trai sassi e a fatica tende le sue foglie al vento.

‘Raccontami la storia di Wally’ chiese il gatto colorato all’acacia.

‘Già conosci la storia di Wally’ rispose l’acacia.

‘Raccontamela ancora’ insistette il gatto colorato

‘Wallyna è nata nella foresta un giorno di maggio, era appena cominciata la stagione delle piogge e la sua mamma, per mettere al mondo la sua prima cucciolata, si era riparata in un buco tra le radici di un grande albero.

Il papà di Wallyna era un gattopardo, mentre la sua mamma era un bellissima micetta bianca con le strisce grigio perla. Nacquero 3 cuccioli in una notte di pioggia. l’ultima era una femminuccia, era piccolina, era bianca e grigia come la sua mamma e come il suo papà aveva una macchiolina leopardata sulla pancia, era la nostra Wally.

I giorni passavano lentamente sotto una pioggia scrosciante, il cielo era nuvolo e la notte buia senza la luna. I fratelli di Wallyna crescevano velocemente e avevano già aperto gli occhi sul mondo, solo Wallyna rimaneva rannicchiata al buio tra il pelo della sua mamma.

La notte che Wallyna decise di aprire gli occhi, il cielo era limpido e la luna dipinse di giallo i suoi occhi di cucciolo. La cucciolata crebbe e i gattini cominciarono ad esplorare il mondo, ma, mentre i suoi fratelli correvano per la foresta, Wallyna andava sempre in una direzione, attratta come una calamita, e ogni giorno si avvicinava sempre di più al limite invalicabile che divideva la foresta dal villaggio degli umani. Con il tempo divenne sempre più difficile per la sua mamma controllare questo cucciolo irrequieto e così intervenne il suo papà: “Wally, figlia mia, lascia stare gli umani. loro non sono come noi, loro non conoscono la legge della foresta, non conoscono la pietà degli alberi, l’onestà della luna, la generosità della pioggia. Da loro avrai solo dolore, figlia mia lascia stare gli umani.”

Wallyna lo guardava con i suoi immensi occhi gialli e non voleva credere alle sue parole. Wallyna era convinta ci fosse del buono tra gli uomini, glielo aveva detto la luna, e alla luna aveva promesso che avrebbe insegnato agli umani la sua magia.

“Wally” insistette suo padre “se decidi di andare, sarà per sempre. la foresta non ti permetterà di tornare”.

Wallyna distolse lo sguardo dal suo papà, guardò un’ultima volta la sua mamma e andò verso il mondo degli umani. Procedeva lentamente, con il suo inconfondibile passo a papera, aveva paura, ma aveva fatto una promessa alla luna. Ad un tratto pensò alla sua mamma, al suo pelo profumato, ebbe un attimo di incertezza, si voltò per cercare il suo sguardo trai rami, ma non la vide, non vide più nessuno. Arrivata alla rete, prese un grosso respiro, chiuse gli occhi e passò attraverso di essa. fu un attimo e sentì un forte dolore, la punta del suo orecchio non c’era più, avrebbe voluto correre dalla sua mamma, tornare indietro, ma ormai era troppo tardi. senza un orecchio e con tanta paura iniziò la sua nuova vita.

L’inizio della convivenza non fu facile, Wallyna imparò a suon di calci e sassate che era meglio stare lontano dagli essere umani. Non c’era modo di ricevere nulla da loro, neanche uno sguardo. Riusciva a sopravvivere rubando un pò di cibo e bevendo alle pozzanghere. I giorni passavano e wallyna non capiva perchè la luna le avesse mentito: non c’era nulla in quel mondo che assomigliasse alla profondità della foresta.

Wallyna girava tra le scatole di metallo degli umani, cercando di trovare il buono che le aveva promesso la luna ma ogni giorno che passava era un’altra delusione fino a quando vide qualcosa che la incuriosì parecchio. Un gatto, un gatto colorato che viveva insieme a degli umani in una scatola di metallo. Wallyna si appostò fuori la loro scatola di metallo e li osservava da lontano, non aveva voglia di prendersi altri calci. Con il tempo si convinse che quel gatto era felice, che quelle strane creature che vivevano con lui erano buone. Cominciò ad avvicinarsi a quella scatola di metallo e un giorno una mano le offri del cibo.

Wallyna guardò la luna e sorrise.

Nei giorni successivi, trovò sempre una mano ad offrirle del cibo e così ogni sera tornava a quella scatola di metallo fino al giorno in cui quella porta smise di aprirsi. Wallyna diede agli umani il beneficio del dubbio e continuò a tornare ogni sera, ma la scatola rimase chiusa. La delusione di Wallyna fu immensa, era talmente arrabbiata e mortificata che senza pensare all’avvertimento di suo padre, corse verso la foresta. La foresta non le permise di entrare e qualcosa di brutto le si scagliò contro ferendola terribilmente.

Wallyna ora era sola, ferita e terribilmente arrabbiata con la luna.

Era circa metà settembre, la scatola di metallo era chiusa da parecchi giorni, il gatto colorato era andato via, non c’era nessuno che potesse aiutarla e lei stava veramente messa mala con una zampina rotta e un buco nel costato. Non riusciva a camminare, non riusciva a cacciare, non riusciva a respirare. I suoi grandi occhi gialli si riempirono di rabbia, guardò la luna e le disse: “non voglio morire”. Wallyna era disperata, talmente disperata che decise di tentare il tutto per tutto e si trascinò di nuovo tra le scatole di metallo, Le ore passavano e il dolore aumentava, la fame e la sete erano insopportabili, fino a quando ad un certo punto rivide quel gatto, il gatto colorato che viveva con gli umani. Era tornato e con lui quelle strane creature dall’aspetto umano, ma con gli occhi profondi come la foresta.

Wallyna si avvicnò a loro e le strane creature la nutrirono, la curarono, le diedero amore e Wally piano piano guarì.

La luna aveva ragione, tra gli uomini c’è del buono. Ci sono strane creature che conoscono la legge della foresta e hanno un cuore grande. Il gatto colorato lo sapeva bene.

Wallyna, senza il suo orecchio e con la sua macchiolina leopardata sulla pancia, cominciò a vivere con loro e queste strane creature si presero cura di lei con amore e pazienza”.

‘Dove credi che sia ora?’ chiese il gatto colorato dopo un lungo silenzio.

‘E’ tornata qui’

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