Fiorellino tra i fiorellini

Ho passato i primi mesi della mia vita tra le sue mani. Lei non mi lasciava mai, mi portava sempre con sé ed io passavo il tempo giocando con le sue dita, ciucciando le pieghe del suo collo e dormendo tra le sue braccia. Mi portava sempre con sé ed io ero sempre al sicuro, ma poi sono cresciuta e la curiosità di vedere il mondo era più forte di qualsiasi raccomandazione tant’è che alla fine mi sono messa nei guai.

Era una domenica mattina, stavamo agli uffici e siamo uscite qualche minuto a prendere un po’ di aria fresca, mi aveva messo come sempre nell’aiuola tra i fiori rosa, mi guardava con amore e mi diceva: ‘fiorellino tra i fiorellini’.

Ad un certo punto il mio fiorellino tra i fiorellini ha cominciato a correre verso la foresta, ha puntato un albero e si è arrampicata fino al ramo più alto. Io le corsi dietro terrorizzata, ma non riuscii a prenderla e un attimo dopo era in cima all’albero.

Fu il primo di una lunga serie di recuperi di gatti in cima agli alberi.

Non sapevo che cosa fare, ma dovevo pensare velocemente per evitare il peggio: poteva cadere farsi molto male o poteva diventare preda di aquile e falchi. Rimasi sotto il ramo con le braccia al cielo pronta a prenderla se fosse caduta e mandai qualcuno a chiamare Stefano.

Fu la prima di una lunga serie di chiamate per gatti in pericolo.

Dopo due minuti eravamo in due con le braccia al cielo e Saffolina dondolava come un caciocavallo dal ramo a cui era rimasta aggrappata disperatamente con le zampette anteriori.

Era una farfallina, stavo inseguendo una farfallina, ma poi ho visto quel bellissimo albero e non ho resistito alla tentazione: ho preso una lunga rincorsa e sono salita fino al ramo più alto. Ero così felice, vedevo tutto il mondo dall’alto, vedevo anche lei ai piedi dell’albero che urlava e gesticolava. Ma perché mammina era così agitata? Lo capii presto quando mi resi conto che non sapevo come scendere. Nessuno mi aveva insegnato a scendere da un albero. “I gatti salgono e scendono dagli alberi” mi dissi e provai qualche manovra ma con pessimi risultati, scivolai e rimasi appesa al ramo come un caciocavallo senza poter andare da nessuna parte. ‘Mammina aiuto” gridavo mentre le forze mi venivano meno.

‘Stefano fa qualcosa, ti prego’. Per fortuna in quel momento passò un camioncino con degli operai e una lunga scala. Stefano li chiamo’ e procedemmo al recupero del caciocavallo tra lo stupore e il divertimento di tutti.

Fu la prima di una lunga serie di scene pietose che seguirono negli anni.

L’ esperienza fu così traumatica per tutti che bisognava trovare una soluzione e la nostra soluzione fu Ornellina. Al tempo io e Ornella non ci frequentavamo molto, ero molto amica di Emiliano, insieme avevamo fatto la mitica caccia ai pokémon nella foresta africana e cavolate simili, ma non avevo avuto mai modo di frequentare Ornella.

In realtà non mi stava molto simpatica perché aveva un’aria distaccata e infatti non riuscivo a capire come potesse stare con il mio amico Emiliano, ma evidentemente non avevo capito nulla. Ornella è una delle persone più buone che io conosca, ha un cuore grande, ed è divertentissima. Una coppia perfettamente assortita.

Quando Ornella raggiunse Emiliano in africa, si portò i suoi tre furetti che vissero con loro una vita felice e in salute, ma poi divennero molto vecchi e volarono via. Sapevo che Ornella era una grande amante degli animali e aveva molta esperienza, così chiesi a lei un consiglio e lei mi diede il guinzaglio dei suoi furetti. Era sempre una domenica mattina, quando provammo a metterlo a Saffolina. L’inizio non fu semplice, sembrava di stare sul set del film l’esorcista, ma piano piano ci riuscimmo e Saffolina diventò il gatto al guinzaglio.

Detto tra noi, non amo molto il guinzaglio, però ha dei vantaggi indiscutibili: posso sempre stare con lei, posso andare in giro ovunque senza paura di perdermi e riscuoto tantissimi complimenti dalle persone che mi incontrano. Con un po’ di allenamento è possibile fare tutto anche con il guinzaglio: arrampicarsi sugli alberi, correre, saltare e acchiappare uccelli in volo.

Così Saffolina, grazie al guinzaglio, comincio’ a scoprire il mondo. La mattina mi alzavo molto presto e la portavo fuori a vedere l’alba e il pomeriggio Ornellina passava a prenderla e le faceva fare una lunga passeggiata in attesa che io tornassi.

L’aspettavo alla finestra. Guardavo verso la sua scatoletta di tonno e quando la vedevo arrivare correvo alla porta, mi facevo mettere il guinzaglio e ce ne andavano in giro alla scoperta del mondo. Io e Ornellina eravamo una bella squadra: insieme abbiamo ucciso tantissime foglie.

Quando tornava dal lavoro, anche mammina si univa a noi e facevamo lunghe passeggiate tutte insieme. Quelle due non smettevano mai di parlare: a volte le sentivo bisbigliare qualche pettegolezzo, altre volte ridevano fino alle lacrime, ogni tanto si perdevano in fantasmagorici progetti per migliorare le scatolette di tonno, a volte si sfogavano un po’, si scambiavano buoni consigli e una parola amica quando serviva. Non è facile per un gatto vivere in un campo di scatolette di tonno, ma non è facile neanche per due donne vivere in un mondo di uomini.

‘Quando saremo al campo permanente’ questa era la frase che amavano ripetersi durante le nostre passeggiate. Il campo permanente era in costruzione e una volta finito ci saremmo trasferiti e avremmo avuto una bella casa, la piscina e il club per fare le feste. Progettavano e sognavano la loro vita in una casa grande con tutte le comodità, ma non si erano rese conto che la vita era allora e che quei giorni, se pur difficili, sarebbero rimasti i più felici.

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