Fabio e Mora

Se c’è una cosa che ho imparato a fare molto bene in Africa è “girarmi dall’altra parte”.

Se la miseria avesse un colore sarebbe il giallo delle taniche di acqua che le donne trasportano sulle strade polverose. Se la miseria avesse un suono sarebbe la voce dei bambini che si alzano dal fango e corrono lungo la strada chiedendo qualcosa che neanche loro sanno cosa sia. Se la miseria avesse un odore sarebbe quello delle bestie, magre e malate, che gli uomini si trascinano dietro. Se ci fosse qualcosa peggio della miseria, quella giacerebbe ai bordi delle strade di Addis Abeba tra una carcassa di un animale, uno storpio e un orfano.

Sono molto brava a “girarmi dall’altra parte” per non vedere quello che so di non poter sopportare, per non sentire il dolore della vergogna, eppure, oggi non l’ho fatto. Ingannata dalle vetrine di Natale, dalle buste della spesa, dai clacson delle macchine, stordita dall’inutilità delle cose, non mi “sono girata dall’altra parte”.

C’era un ragazzo, avrà avuto la mia età o forse più giovane, seduto su una sedia con accanto un cane. Leggeva un libro. Davanti ai suoi piedi la ciotola dell’acqua per il cane, una ciotola rosa, e un bicchiere con due euro e 20 centesimi. Il cane dormiva su un grosso cuscino marrone, aveva il pelo pulito e lucido.

Mi ha colpito la dignità, la compostezza di quel ragazzo chiuso nel sua giacca, troppo sottile per affrontare l’inverno, e la bellezza di quel cane, tenuto con così tanta cura.

Mi sono ricordata di avere a casa un pacco di cibo secco per cani acquistato per sbaglio dai miei genitori. Sono entrata nel supermercato, ho preso velocemente quello che dovevo prendere e sono corsa a casa. Dopo 5 minuti ero di ritorno con il pacco di cibo per cani.

Mi sono avvicinata e gli ho detto: “Ho del cibo per il tuo cane, se vuoi”. Si è illuminato. Era contento e non smetteva di ringraziarmi, quando gli ho dato 10 euro per lui, continuava a guardare il pacco di cibo per cani e a ringraziarmi. “Sai, lei è bravissima, mangia tutto, quindi sarà molto contenta”. Era una femmina, il suo cane era una femmina, e la ciotola rosa non era un caso.

Gli ho detto: “Sto andando al negozio di animali per i miei gatti, se aspetti ti porto qualcosa per lei, come si chiama?”

“Mora”.

“Come Mora, è bionda!”, il cane infatti aveva il pelo chiaro con delle sfumature ambra.

Abbiamo riso e poi ha aggiunto “Mora è l’acronimo di Roma e di Amor. Allora ti aspetto, perché tra un po’ vado via…”

Mi sono voltata e velocemente ho raggiunto il negozio di animali, chiedendomi come mai un ragazzo, che leggeva un libro e sapeva cosa fosse un anagramma, stesse per strada a chiedere l’elemosina.

“Ed ora cosa compro per Mora?”. Non essendo pratica di cibo per cani ho chiesto al commesso del negozio che, conoscendomi molto bene, non capiva come mai comprassi cibo per cani. Gli ho spiegato che non era per me, ma per il cane di un ragazzo che chiedeva l’elemosina davanti al supermercato.

“Allora puoi prendere questa marca è la più economica” e si è allontanato.

Non ho comprato la più economica perché se oggi doveva essere una giornata fortunata per Mora, lei doveva avere il migliore cibo per cani.

Arrivata in cassa, il commesso del negozio ha guardato le lattine che avevo scelto e mi ha detto: “Stai facendo una bella cosa, lascia che ti aiuti” e mi ha regalato tutte le bustine omaggio che aveva di cibo per cani. Era proprio il giorno fortunato di Mora.

Ho fatto più in fretta che potessi, sperando non se ne fosse andato, ed infatti era ancora là, d’altra parte mi chiedevo dove dovesse mai andare così di fretta un disoccupato.

Quando gli ho consegnato la busta, si è tuffato dentro per vedere cosa ci fosse ed io ho capito esattamente cosa stesse provando: perché era esattamente la stessa gioia che io provo ogni volta che torno a casa con le buste piene di scatolette per i miei gatti.

Sono rimasta a parlare con lui, perché ho pensato che nella solitudine di un angolo della strada quel ragazzo, che leggeva un libro, avesse bisogno di qualcuno a cui raccontare la sua storia. E come facciamo tutti noi che abbiamo un cane o un gatto, ha cominciato a parlarmi del suo cane.

“E’ bravissima, lei è veramente brava” diceva pieno di orgoglio. “All’inizio aveva tanta paura, ma piano piano si è tranquillizzata e ora riesco a portarla ovunque senza problemi. Non litiga con gli altri cani, ma non gli piacciono i gatti”

Nel frattempo Mora si era alzata e reclamava da me un pò di carezze.

“Gli piaci, ha capito, i cani capiscono sempre”

“E’ da tanto che è con te?”

“Da Febbraio, da quando è morta la sua padrona. Era una mia amica e quando è morta io ho preso Mora con me. E’ per questo che all’inizio aveva paura di tutto, probabilmente soffriva per la morte della sua padrona o forse aveva paura che la riportassi al canile, è stata 6 mesi al canile quando era piccola e non credo volesse tornarci”

“E’ stata fortunata”

“Io sono stato fortunato, per me è tutto, non ho nessuno, ho solo lei”.

“Ma come sei finito in strada? Se posso chiedertelo”

“Fino a due anni fa lavoravo, lavoretti saltuari: mettevo i cartelli pubblicitari, pulivo i giardini, aggiustavo cose rotte, avevo parecchi clienti e guadagnavo abbastanza per potermi permettere una casa in affitto. Stavo bene, avevo tutto quello che mi serviva. Poi sono caduto da una scala e mi sono rotto un piede. Non ho più lavorato, ho passato parecchi mesi in ospedale e ho perso tutto, anche la casa. Ho vissuto per strada per un anno, dormivo in una casa diroccata in fondo a via di Grotta Perfetta, non avevo l’acqua né la luce, ma avevo un tetto sotto cui ripararmi. Anche se ero guarito, non ho trovato più lavoro per colpa del Covid, la gente ha paura e non ti fa entrare in casa, i negozianti non hanno più soldi e risparmiano su tutto. Poveracci, loro sì che stanno male, io alla fine me la cavo, ma loro… hanno l’affitto, gli stipendi da pagare. In pochi mesi hanno bruciato anni di risparmi, non so come faranno a riprendersi.”

Cercavo di pensare, di capire cosa mi stesse dicendo, ma le sue parole erano schiaffi in faccia.

“Ora però io e Mora abbiamo una casa. Una signora che ha una villa molto grande mi ha offerto di stare nella sua dependance ed in cambio io mi prendo cura del suo giardino due volte a settimana. Non c’è il riscaldamento, ma ho una cucina, la luce e l’acqua calda. Posso farmi la doccia. Per me e Mora è perfetta. Sai esistono tante brave persone”

Non riuscivo a dire nulla di intelligente o sensato, continuavo a guardare i suoi immensi occhi azzurri e a chiedermi come fosse possibile.

“Gli altri giorni vengo qua: chiedo l’elemosina e spero di trovare qualche lavoretto da fare. Poi, più o meno a quest’ora porto Mora al parco… per questo non potevo aspettarti troppo a lungo, a lei piace tanto correre nel parco e non vede l’ora di andare”

“Ciao…”

“Fabio, mi chiamo Fabio”.

“Ciao Fabio, ciao Mora, a presto”

Tornando a casa continuavo a chiedermi come fosse possibile perdere tutto e non essere arrabbiati con la vita, come fosse possibile che nell’indifferenza della gente una signora gli avesse offerto una casa, come fosse possibile che la sua amica fosse morta e Mora avesse trovato ancora una volta qualcuno che sapesse amarla, come fosse possibile che io non mi fossi girata dall’altra parte e avessi deciso di aiutarlo.

Se mi fossi girata dall’altra parte io non avrei avuto una storia da raccontare, Mora non avrebbe mangiato cibo da cani ricchi nella sua ciotola rosa e Fabio sarebbe rimasto un’ombra ai bordi della strada.

Se mi fossi girata dall’altra parte… la vita è sorprendente, se glielo permetti.

15 pensieri riguardo “Fabio e Mora

  1. Fabio e Mora sono 2 angeli e tu sei una donna eccezionale che aiuta gli angeli. Tutti gli innocenti e gli sfortunati sono angeli. Non è vero che non esiste la sfortuna. Purtroppo

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  2. La forza del Amore vero, Cecilia sei speciale, mi sono commossa tantissimo. Fabio e Mora finalmente hanno trovato nel tuo sguardo il rispetto e la fiducia.

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  3. Ci si gira troppo spesso dall’ altra parte… purtroppo! Tu con questo racconto hai dato una lezione di vita. Dovremmo soffermarci, anzi fermarci e ascoltare di più! Sentire cosa hanno da dire le persone anche solo ascoltare. Grazie

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